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Da quando si indossa il Dirndl?
La storia di un capo che dalla vita contadina di tutti i giorni ha trovato la sua strada nella società.
Oggi il Dirndl è uno dei capi più conosciuti della Tracht austriaca. La sua storia ha radici lontane e racconta di uno stile di vita contadino, di cambiamenti sociali e di una cultura dell'abbigliamento che si è sviluppata nel corso di generazioni. Ciò che oggi si indossa nelle occasioni di festa come nella vita di tutti i giorni ha avuto origine nel semplice abbigliamento della popolazione rurale.
Dall'abito da lavoro al Dirndl
I precursori del Dirndl di oggi si trovano negli abiti da lavoro delle donne e delle serve di campagna dell'arco alpino. I loro vestiti dovevano essere soprattutto pratici. Tessuti robusti, tagli semplici e un grembiule protettivo ne definivano l'aspetto. In inverno si usavano tessuti più compatti e caldi, mentre d'estate si ricorreva a stoffe più leggere.

Il grembiule assolveva una funzione del tutto pratica. Proteggeva l'abito sottostante dallo sporco e dall'usura e, all'occorrenza, si poteva lavare o sostituire più facilmente. Poiché la stoffa era preziosa, i tessuti disponibili venivano usati il più a lungo possibile, riadattati e tramandati. Anche la biancheria da letto e da tavola ormai consumata poteva così trovare una nuova destinazione.
A differenza di quanto avviene oggi, in origine la camicetta bianca non era affatto un elemento scontato del Dirndl. Per il lavoro fisico in campagna sarebbe stata poco adatta. Si indossavano invece semplici camicie di tessuti resistenti. Anche la parte superiore dell'abito era inizialmente pensata non tanto per mettere in risalto la silhouette quanto per la libertà di movimento e la praticità.
Il Dirndl conquista la società
Nel corso del XIX secolo l'aspetto dell'abbigliamento rurale cambiò. Dipinti e raffigurazioni della Tracht dell'epoca mostrano già abiti la cui forma si avvicina a quella del Dirndl di oggi. Il corpetto venne tagliato più aderente al corpo, il punto vita fu messo maggiormente in risalto e la gonna fu completata da un grembiule. Le versioni differivano notevolmente a seconda della regione, del ceto sociale e dell'occasione.

Un ruolo particolare nella diffusione del Dirndl lo ebbe la villeggiatura estiva. Con l'espansione della rete ferroviaria e la crescente popolarità delle località di soggiorno in campagna, la borghesia benestante lasciava le città per le regioni alpine. L'abbigliamento della popolazione rurale venne così riscoperto e adattato all'immaginario di una società cittadina.
Dai semplici tessuti da lavoro si passò a stoffe più fini, dagli abiti pratici a vesti confezionate con cura. Il Dirndl veniva ora realizzato anche in cotone, lino e seta. I tagli si affinarono, i Mieder (corpetti) divennero più sciancrati e la lavorazione più elaborata. Ciò che un tempo era servito al lavoro quotidiano divenne sempre più espressione di legame con la propria regione e di appartenenza sociale.
Con il passaggio al XX secolo il Dirndl aveva trovato un posto stabile ben oltre la popolazione contadina. Si indossava in villeggiatura, negli incontri mondani e nelle occasioni di festa. Nacquero sempre nuove interpretazioni, senza che la sua caratteristica forma di base andasse perduta.
Un Gwand con una storia
Fino a oggi il Dirndl è rimasto fedele alla sua forma tramandata. Un corpetto lavorato aderente al corpo, una gonna cucita in vita e il grembiule indossato sopra ne definiscono l'aspetto. All'interno di questa forma di base si apre tuttavia una notevole varietà di tagli, tessuti e lavorazioni artigianali.
Noi di Gössl intendiamo il Dirndl come un patrimonio culturale maturato nel tempo. Le sue forme, sviluppate nel corso di generazioni, non sono per noi un limite, ma il fondamento del nostro lavoro. Custodiamo tecniche di lavorazione tramandate, sviluppiamo ulteriormente tagli storici e scegliamo tessuti all'altezza di un Gwand destinato a durare a lungo.
Così il Dirndl resta ciò che è sempre stato fin dalla sua nascita: un capo che cambia con le persone e con il loro tempo, senza perdere le proprie origini.

















